SOPPRESSIONE DEI CANI IN ISTRIA: L’ALTRA VERITÀ

Ci si dica pure che siamo dei “senza patria”:

può anche darsi che sia così. Ad ogni modo,

se una patria noi dovessimo sceglierci,

sceglieremmo sempre la patria degli oppressi,

e non quella degli oppressori.

E. Malatesta

 

Per chi crede che i confini degli stati non possano fermare l’empatia ed il bisogno di libertà e giustizia verso gli animali, è ancor più impensabile credere, che chi all’interno dei confini di uno stato si definisce un difensore degli animali, possa schierarsi con chi sfrutta e uccide questi, all’interno dei confini di un altro stato. Maria Grazia Beinat ci ha dimostrato che ciò è possibile, con le sue posizioni nell’articolo comparso su Konrad di luglio. Dall’altro lato dobbiamo riconoscere che finalmente Maria Grazia Beinat prende una chiara posizione in questo articolo e decide con chi schierarsi. Senza “se” e “ma” Maria Grazia Beinat si schiera con chi cattura, detiene e sopprime i cani per il proprio profitto economico. Le ragioni di tale presa di posizione ci sono ignote e razionalmente inspiegabili. Potevamo capire critiche e duri attacchi nei nostri confronti, sul nostro pensare e agire, ma non affermazioni che non hanno altro fine che difendere chi sfrutta e uccide sotto la logica del profitto.

Il titolo “SOPPRESSIONE DEI CANI IN ISTRIA: L’ALTRA VERITÀ” implica già in modo esplicito che qualcuno stia mentendo, che chi si occupa dei cani in Croazia non racconti la verità. Verità che Maria Grazia Beinat, la quale non si occupa dei cani della Croazia e che non vive in Croazia, per illuminazione divina, dovrebbe conoscere meglio di chi da anni si occupa della realtà croata direttamente sul territorio.

L’articolo inizia citando un appello di una volontaria ligure che parla dei cani dell’Istria. Lasciando perdere le parole della volontaria ligure, a nostro avviso condivisibili, riteniamo non serio basare un’argomentazione su ciò che compare in rete senza nessun riferimento. Prima di tutto noi agiamo nel mondo reale e non su facebook o in qualche blog, anche se usiamo la rete come mezzo di comunicazione. Maria Grazia Beinat scrive “Questi personaggi

che si autodefiniscono volontari descrivono i veterinari croati come aguzzini che tengono i cani prigionieri nelle loro cliniche in attesa dell’esecuzione” parlando di chi si occupa dei cani  a rischio soppressione in Croazia. Che ci piaccia o no non esiste un patentino o un albo dei volontari, per cui che i volontari si “autodefiniscano” è cosa normale, anche se a farlo dovrebbero essere le loro azioni (Maria Grazia Beinat non credo pensasse a questo parlando di autodefinirsi). Definire i veterinari aguzzini, dunque persone molto crudeli, non ci sembra né falso né tendenzioso come attributo per chi uccide per denaro. I cani sono realmente e innegabilmente “Prigionieri nelle loro cliniche in attesa dell’esecuzione”. Prigionieri perché privati della libertà, in box e gabbie ed in attesa della soppressione, che come afferma anche Maria Grazia Beinat nel suo testo: “Allo scadere del tempo previsto l’animale può essere soppresso con mezzi eutanasici”.

Maria Grazia Beinat parla di richieste di aiuti in denaro, ciò va chiarito: noi come gruppo abbiamo sempre fatto appelli per l’adozione dei cani e non per aiuti in denaro. Ovviamente, come sa anche Maria Grazia Beinat che in calce al suo articolo scrive: “Il Capofonte onlus per donare il 5 x 1000: codice fiscale 90111960325, per sostenere le attività in favore dei cani abbandonati: ccp 94147162”, quando si aiutano  i cani abbandonati ci sono molte spese per cui le donazioni sono sempre gradite. Solo per microchip e vaccino contro la rabbia, obbligatori per adottare i cani dalle cliniche veterinarie, c’è un costo di 310 Kune (41,68 Euro) che pagano i volontari che fanno adottare i cani. Agli adottanti è stato scelto da noi di non chiedere nessuna spesa. Quello che noi come gruppo chiediamo da anni agli enti pubblici sono sempre servizi e mai denaro. Abbiamo più volte chiesto ai comuni che i soldi spesi per la cattura, la detenzione e la soppressione vengano destinati a politiche serie, come incentivi alla sterilizzazione e ad un’anagrafe canina gestita a livello municipale per risolvere il problema degli “animali vaganti” alla radice. Attualmente siamo riusciti ad ottenere dal comune di Umago alcune sterilizzazioni e dei vaccini contro la rabbia per cani trovati abbandonati in città. Ricordiamo a Maria Grazia Beinat che da anni nessun cane di Umago è stato deportato al canile sanitario di Lič (Fiume) grazie alla nostra attività all’interno dei territori del comune di Umago. Attività totalmente autogestita e autofinanziata che prevede il recupero dei cani abbandonati sul territorio, le cure, il cibo, i vaccini, la sterilizzazione e la sistemazione in strutture da noi realizzate su terreni privati o in case di volontari della zona. Il tutto senza nessun contributo di denaro pubblico ed al di fuori della logica del profitto, mentre moltissimi camuni istriani stipulano inutili convenzioni per migliaia di euro con cliniche veterinarie sperperando il denaro pubblico senza nessun risultato.

Come afferma giustamente Maria Grazia Beinat “Nella regione istriana e nell’area del Quarnero non esiste un vero e proprio fenomeno del randagismo”, ciò è semplicemente funzionale alla redistribuzione del denaro pubblico alle cliniche private. In queste regioni la reale problematica è di carattere culturale e politico. Gran parte dei cani di proprietà non è munita di microchip nonostante l’obbligo di legge, la sterilizzazione non è una pratica conosciuta e spesso i cani sono mantenuti in gran numero in pessime condizioni in terreni privati nelle aree meno urbanizzate. Gran parte dei cani detenuti nei canili sanitari ha un proprietario che solitamente lascia il cane libero di vagare per anni. Una volta catturato raramente il cane viene cercato anche perché il più delle volte le cliniche veterinarie convenzionate sono molto distanti dal luogo di cattura. Ci sono tre cliniche veterinarie convenzionate per la regione istriana e per il Quarnero. Per esempio i cani di Umago dovrebbero essere portati a Lič (relativamente vicino a Fiume, spesso inagibile nel periodo invernale). Gli abbandoni veri e propri sono legati ai cuccioli o alle madri incinte.

Questi sono problemi di carattere culturale. Il problema politico riguarda la perpetua delegazione ai veterinari della “questione animale”. Come possono conoscenze di anatomia, fisiologia e patologia animale servire nella risoluzione di problematiche di carattere politico, sociale e antropologico come il randagismo? L’idea che i veterinari siano “gli amici degli animali”, pronti a tutelarli, purtroppo trova terreno fertile anche al di fuori delle menti dei bambini dell’asilo. I veterinari posseggono solo delle conoscenze in campo medico, inutili per la risoluzione di problemi sociali complessi, come la questione animale, e prive di un qualsiasi valore etico. Le cliniche veterinarie che catturano, detengono e sopprimono i cani hanno vinto un appalto pubblico basato su offerta/costi per una convenzione con diversi comuni. L’obiettivo innegabile dei veterinari è ovviamente il profitto economico e i cani il mezzo per ottenerlo. Questa è la normale vocazione di qualsiasi impresa privata. Indifferentemente dalla bontà dei lavoratori, ciò che verrà perseguito sarà la massimizzazione dei guadagni e la riduzione dei costi sperando che la “materia prima” e la domanda si mantengano costanti.

Sempre all’interno dell’articolo di Konrad vi è un paragrafo sulle leggi croate a tutela degli animali, come questa parte si correli con la situazione dei canili sanitari non è chiara. Sono testi di legge e disposizioni che rimangono sulla carta privi di qualsiasi struttura applicativa. In Croazia come in tutti gli altri stati le leggi a tutela degli animali sono solo l’espressione dell’iprocrisia e dell’arbitrio. Maria Grazia Beinat scrive “La legge croata punisce coloro che hanno un atteggiamento crudele nei confronti degli animali domestici. Chi si rende protagonista di maltrattamenti, torture e/o uccisioni, infatti, rischia fino a sei mesi di carcere” ma poi scrive “Allo scadere del tempo previsto l’animale può essere soppresso con mezzi eutanasici”. Ovviamente per lo stato croato, come per ogni altro stato, ci sono uccisioni non a norma di legge e uccisioni a norma di legge.

Riguardo alle leggi che regolamentano l’operato di queste cliniche private sarebbero più interessanti le riflessioni sulla natura ibrida della struttura tra privato e pubblico e sugli enti pubblici deputati al controllo di queste.

Per quello che concerne la struttura di Pola Maria Grazia Beinat scrive “La struttura è riconosciuta dal Ministero dell’Agricoltura croato”, nessuno ha mai affermato che queste strutture si muovano nell’illegalità e non siano riconosciute dallo Stato. Nella storia dell’umanità non è mai esistita una struttura di detenzione, concentrazione e sterminio non riconosciuta da uno stato.

L’ultima parte dell’articolo è uno spot a favore della struttura veterinaria dove diventa chiara quale sia “L’ALTRA VERITÀ”. Secondo Maria Grazia Beinat la verità è quella fornita dal direttore della struttura: “I dati forniti dal professionista (riferendosi al direttore della struttura)  sono emblematici…”. Ovviamente il direttore ha tutti gli interessi a dare una buona immagine della struttura che dirige, assurdo sarebbe il contrario. Non vogliamo affermare che il direttore fornisca dati non corretti ma certo non si può definire una fonte imparziale.

Vogliamo considerare i dati forniti come veri e analizzarli come tali. I dati vanno interpretati e contestualizzati. Si parla di 300 cani di cui 30 soppressi e 270 non soppressi. Si dice che i 30 cani soppressi erano in parte malati o mordaci, negli anni abbiamo visto che i cani più grandi e difficili da gestire misteriosamente venivano soppressi perché si ammalavano da un giorno all’altro, si erano ammalati veramente o era più facile dirlo per giustificare la soppressione? Non lo sappiamo vista la totale arbitrarietà e parzialità delle informazioni.

Ne abbiamo presi di cani definiti mordaci da queste strutture, pochi giorni prima della soppressione, e nessuno di loro si è dimostrato tale. Per quelli che non abbiamo visto non possiamo parlare ma rimane il legittimo dubbio. In ogni caso ci sentiamo ancora più vicini e solidali con quei cani che rinchiusi si ribellano ai loro carcerieri mordendoli. Noi non abbiamo mai fatto nessuna distinzione tra cani mordaci e non mordaci e non lo faremo mai.

In conclusione Maria Grazia Beinat afferma: “Allo scadere del sessantesimo giorno, se nessuno reclama il cane, o l’animale non viene adottato, intervengono le associazioni di tutela croate che prelevano l’animale e si fanno carico in tempi brevi di trovare una famiglia disposta ad adottarlo”, ma queste associazioni non sono entità iperuraniche ma sono quelle persone che secondo Maria Grazia Beinat non raccontano la verità sulla realtà croata, sono le persone che da anni lottano per denunciare la realtà di questo sistema e per l’eclissi di questo. Quanti di quei 270 cani non soppressi sono stati salvati dalle associazioni mentre i veterinari che Maria Grazia Beinat loda si arricchivano con i finanziamenti pubblici delle convenzioni e intascandosi i soldi per riscattare i cani?

 

Gruppo Un mondo sbagliato

~ di unmondosbagliato su 4 luglio 2012.

2 Risposte to “SOPPRESSIONE DEI CANI IN ISTRIA: L’ALTRA VERITÀ”

  1. Purtroppo siamo impotenti spettatori delle solite “cattiverie” umane anche quando si tratta di aiutare povere creature sfortunate che hanno la sola colpa di essere nate cani.. Siamo bravi a bisticciare per prenderci meriti o per denigrare altri volontari mentre il nostro fine dovrebbe essere quello di aiutare più animali possibile sostenendoci e collaborando tra di noi perchè già la lotta con le istituzioni e la mancanza di leggi a tutela rendono tutto difficile … L’importante è sapere di fare sempre il nostro meglio e noi siamo sicuri della vostra responsabilità e buona fede e che avete sempre lavorato nell’interesse esclusivo dei cani che salvate.
    Lasciamo le chiacchiere a chi ha più tempo di noi per farle!
    LAV TRIESTE

  2. Thankfulness to my father who shared with me about this weblog, this website is actually awesome.

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