ACQUA

Con la disposizione del 23 luglio 2012 il governo regionale dell’Istria ha disposto alcuni limiti e vincoli di primo livello nell’utilizzo dell’acqua in ambito pubblico e privato per ottenere un risparmio delle risorse idriche del 10%. Tale intervento si è reso necessario a seguito della prolungata siccità che sta minacciando le risorse idriche regionali. Le limitazioni coinvolgono l’ambito pubblico, produttivo e domestico. Vi sono per esempio vincoli sulla pulizia stradale, sull’irrigazione agricola e delle aree ricreative e sull’uso dell’acqua nei giardini e orti privati. La disposizione risulta trasversale e non fa una distinzione a seconda della quantità d’acqua che i diversi ambiti utilizzano o il valore per la comunità di tali utilizzi.

Tale regolamentazione regionale era inevitabile, ma a questo punto diventa anche inevitabile una seria riflessione sull’uso delle risorse idriche che non si limiti alle sole situazioni emergenziali. Sul lungo periodo tali situazioni nella regione istriana potrebbero essere definite croniche, strutturali più che emergenziali. Ciò dipende da condizioni intrinseche al territorio e al clima e da altre di natura estrinseca, dipendenti dall’utilizzo antropico delle risorse idriche.

L’Istria, dal punto di vista idrogeologico rientra nell’idroecoregione carsica, caratterizzata da suoli molto permeabili che fanno si che la presenza di acque superficiali sia molto limitata.

La regione istriana presenta un clima mediterraneo, caratterizzato da estati calde e secche. A questa situazione va aggiunto il fattore macroclimatico del riscaldamento globale, che potrebbe portare ad un innalzamento della temperatura media globale dai 2 ai 4˚C e una variazione del regime delle precipitazioni caratterizzato da fenomeni estremi.

Su questa situazione idrogeologico/climatica vanno ad agire le diverse attività antropiche che prevedono l’utilizzo di risorse idriche, in particolare l’agricoltura. Nell’insieme le attività antropiche vanno a modificare la disponibilità delle risorse idriche e la loro qualità. Le problematiche nascono e diventano croniche quando queste attività tentano di svincolarsi da quelli che sono i limiti ambientali locali. Vi è dunque la necessità di soluzioni a lungo termine nell’uso delle risorse idriche regionali e non di limiti eccezionali. Va valutato il consumo d’acqua dalle diverse attività (water footprint) ed il valore sociale di queste. Oggi il governo regionale dell’Istria sembra essere molto distante da queste riflessioni. Basti considerare la posizione regionale sui campi da golf.

Per esempio un campo da golf da 18 buche consuma mediamente da 3000 a 5000 metri cubi d’acqua, tale acqua potrebbe garantire le necessità di consumo idrico di 2000 famiglie o 15000 individui. Globalmente vengono impiegati giornalmente 9.5 millioni di metri cubi d’acqua per irrigare i campi da golf, quest’acqua potrebbe fornire a 4,7 miliardi di persone il minimo consumo giornaliero d’acqua stimato dalle Nazioni Unite. I dati citati si riferiscono al 2006, oggi la situazione è generalmente peggiorata visto l’aumento globale dei campi da golf ed il riscaldamento globale.

L’impatto dei campi da golf sulle risorse idriche locali è fondamentalmente il risultato della sostituzione della naturale vegetazione climax dell’area con una monocultura erbacea, che deve essere mantenuta verde durante tutta la stagione golfistica. Nella regione istriana i campi da golf hanno spesso sostituito zone originariamente ricoperte da una vegetazione adattata alle particolari condizioni di aridità, portando così ad un notevole consumo di risorse idriche per mantenere l’artificiale formazione vegetale non adattata e ad una notevole banalizzazione del paesaggio. Inoltre tali terreni, oggi occupati da campi da golf, potevano essere impiegati per l’agricoltura su piccola scala contribuendo così alla sicurezza alimentare e ad uno sviluppo economico diffuso.

In conclusione l’attività golfistica ha notevoli costi, in primis quello idrico, che si ripercuotono su tutta la collettività a lungo termine mentre i benefici sono legati al profitto economico e alla fruizione di una ristretta cerchia.  Le istituzioni regionali non sembrano considerare questo aspetto. Sul sito ufficiale della Regione istriana si parla di gioia per la realizzazione di 14 campi da golf in Istria e si esprime la volontà di diventare portatori dell’intero progetto golfistico croato. Ciò viene motivato dai notevoli profitti in ambito turistico, dovuti all’attrazione golfistica, a cui sempre a dire dal sito regionale, molti paesi si stanno dedicando, si dice che ogni giorno in Europa venga aperto un nuovo terreno golfistico.

Ammesso che ci siano i notevoli profitti economici previsti, chi benificerà di questi e, se realmente ogni giorno in Europa viene inaugurato un nuovo campo da golf, è sensato trasformare paesaggi unici nel loro genere  in monoculture verdi omologhe in tutta Europa?

Il consumo d’acqua per l’irrigazione dei campi da golf è solo uno dei tanti esempi di uso non sostenibile delle risorse idriche, al quale andrebbero posti limiti non solo durante le situazioni emergenziali.

Se si applicasse una gestione sostenibile delle risorse idriche, dirigendo lo sviluppo regionale verso la compatibilità con l’ambiente naturale, non vi sarebbe la necessità di giungere a misure trasversali e draconiane nel consumo idrico in alcuni periodi.

David Boldrin

Zbog golfa izvor kod Savudrije ostao bez vode

Tridesetak mještana sela Valfontane i okolnih mjesta okupilo se danas oko stoljetnog istoimenog izvora u selu, na kojem su napajali stoku i koristili vodu za druge potrebe u poljoprivredi, a koji je u subotu ujutro iznenada osvanuo suh.

O iznenadnom nestanku vode željeli su obavijestiti novinare jer je razlog tomu, kako tvrde, pet bušotina za crpljenje podzemnih voda koje je napravila Rezidencija Skiper i koja vodu iz podzemnih izvora koristi za zalijevanje golf igrališta koje se nalazi na uzvisini, svega nekoliko metara od izvora.

– Ovaj izvor postoji od pamtivijeka i nikada nismo čuli da je tu manjkalo vode. Sve do 1935. godine i izgradnje vodovoda ljudi su iz njega uzimali vodu za piće, a nekoliko metara dalje postoji i stari bunar. Kada je na snagu stupio prvi stupanj redukcije vode, ljudi su dolazili ovdje napajati stoku i uzimati vodu za poljoprivredu, kaže Marino Kocijančić, potpredsjednik umaškog Gradskog vijeća, koji se angažirao u pozivanju novinara te o svemu obavijestio Grad Umag.

– U četvrtak su počeli bušiti, a u subotu tijekom noći su uključili pumpe i otad nema vode u izvoru. Ovo je jedini izvor u radijusu od pet kilometara. Kad smo došli u subotu ujutro izvor je bio suh. Na lokvu se dolazila napajati divljač, u njoj ima žaba, riba, kornjača, a sada ugibaju, veli Marino Buršić.

– Poslali smo na teren komunalne redare i ustanovili da se crpi voda na izvoru koji je javno dobro i pod upravom Hrvatskih voda. Napravili smo zapisnik i prijavu podnijeli prije dva dana Hrvatskim vodama, Ministarstvu poljoprivrede, državnom vodopravnom inspektoru i Konzervatorskom odjelu, s obzirom da se lokva nalazi pod konzervatorskom zaštitom, rekao nam je, na upit što u ovom slučaju čini grad Umag, gradonačelnik Vili Bassanese. (Napisala i snimila Vedrana HABEREITER)

Tratto da Glas Istre

~ di unmondosbagliato su 5 settembre 2012.

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