Informazione utili – Informacije

PREVENZIONE DEL RANDAGISMO

La Legge n° 281 del 1991 stabilisce che né i cani detenuti nei canili, né quelli randagi possano più essere soppressi né ceduti a laboratori di vivisezione. Inoltre prevede l’istituzione dell’anagrafe canina che tramite un tatuaggio indolore collega ogni cane al proprietario. Con questa legge si decreta, per la prima volta in Italia, che l’abbandono di un animale costituisce un reato punibile con sanzioni penali. Un cane, trovato a girovagare senza medaglietta e senza tatuaggio, viene considerato randagio e, in genere, catturato e portato al canile municipale. Il tatuaggio di identificazione può essere eseguito presso qualsiasi veterinario o rivolgendosi alla ASL locale.
La sterilizzazione di cani e gatti, nonostante possa sembrare una prevaricazione sulla natura dell’animale, costituisce un fattore importantissimo per la prevenzione del randagismo. Nella maggior parte dei casi il destino delle cucciolate indesiderate è o la soppressione o l’abbandono. La sterilizzazione sopprimendo l’istinto sessuale evita fughe nel periodo del calore riducendo il rischio di perdere il cane o il gatto. Inoltre, si rivela l’unica efficace prevenzione nei tumori alla mammella.

LE COLONIE FELINE
Per colonia felina si intende qualsiasi gruppo di due o più gatti che coabitano nel medesimo territorio. I luoghi più comuni dove è possibile trovare colonie sono i giardini condominiali o di ospedali, aree di verde urbano come giardinetti e parchi, costruzioni abbandonate, orti e cascinali. La legge 281/91 tutela queste colonie vietando qualsiasi forma di maltrattamento o crudeltà nei loro confronti. Per maltrattamento si intende anche ostacolarne il nutrimento ed impedirne il riparo. E’ inoltre vietato spostare le colonie feline dal loro insediamento di origine, salvo in casi eccezionali, per tutelare la sopravvivenza degli animali.
Le ASL, in base alla Legge 281/91, sono obbligate a sterilizzare gratuitamente i gatti appartenenti alle colonie feline del loro territorio.

CANILI E GATTILI
Nei canili e nei gattili vengono accolti tutti gli animali abbandonati o persi. Le condizioni di questi rifugi sono, il più delle volte, precarie. Gabbie sovraffollate che favoriscono la trasmissione di malattie infettive e parassitarie, maschi e femmine liberi di accoppiarsi, condizioni igieniche scarse, nutrimento insufficiente o inadeguato, controlli sanitari carenti. Tutto questo aggrava lo stress psicologico dell’animale, già abbandonato. In alcuni canili il maltrattamento raggiunge livelli estremi: cani massacrati a bastonate, spariti nel nulla, sequestrati per maltrattamento, privati delle corde vocali per “risolvere” problemi di inquinamento acustico.
La gestione di queste strutture è estremamente gravosa: solo grazie ai volontari si riesce ad alleviare le sofferenze degli animali detenuti, garantendogli una maggiore attenzione e migliori cure.
Nonostante la Legge 281/91 affidi la gestione di canili e gattili ai Comuni, spesso questi ultimi preferiscono stipulare convenzioni con privati. Frequentemente si tratta di individui privi di scrupoli, più interessati ai contributi giornalieri forniti dal Comune che al benessere degli animali. Le amministrazioni pubbliche garantiscono ai canili privati da 1,5 a 5 euro al giorno per ogni cane.
Canili e gattili, che dovrebbero essere luoghi di accoglienza temporanea, spesso diventano, nel caso di animali anziani o malati, la soluzione definitiva.

IL TRAFFICO VERSO L’ESTERO
Spesso la sparizione di animali da canili, gattili e luoghi pubblici è dovuta all’esportazione verso laboratori di vivisezione in Italia o in altri stati europei, principalmente in Svizzera ed in Germania.
La legge 281 stabilisce che dai canili non possano essere ritirati più di tre cani dalla stessa persona e che comunque gli animali non vengano portati all’estero. I cani esportati dall’Italia ogni anno sono diverse migliaia. Veneto, Lombardia, Piemonte, Umbria e Campania sono le regioni maggiormente coinvolte.
Questi traffici sono possibili perché si basano sulla complicità e collaborazione di figure all’interno dei canili e di funzionari di alcune ASL. Queste persone, spinte da incentivi economici, si nascondono dietro giustificazioni come l’adozione all’estero.

ADOZIONE E CONSIGLI UTILI
€ Se trovate un cane segnalatene la presenza alla Polizia Municipale che provvederà a chiamare il canile convenzionato. Per emergenze e negli orari in cui non sono reperibili i Vigili, avvisate i Carabinieri. Contattate comunque anche le Associazioni locali che sapranno indicarvi i canili e le procedure in atto nella zona del ritrovamento. Tappezzate la zona di cartelli con la descrizione del cane ritrovato e informatevi se appartiene a qualcuno che abita nelle vicinanze.

– Quando trovate un animale, accertatevi a distanza delle sue condizioni fisiche, avvicinatevi con cautela e, qualora necessario portatelo dal veterinario più vicino.

– Non comprate cani, gatti, o altri animali, ricordatevi sempre che all’interno di canili e gattili troverete sempre un animale che aspetta di essere adottato.

Brevi cenni sui processi di domesticazione del cane e del gatto ed origine del fenomeno del randagismo.

CANI

Parlando di cani dobbiamo cercare di capire come ha origine il fenomeno del randagismo, possiamo suddividere i cani in quattro gruppi:

A – cani che hanno un padrone che li tiene sempre sotto controllo, alcuni di loro però hanno anche una doppia vita e di notte si uniscono a bande di altri cani.
B – cani che hanno un padrone, ma sono liberi di andarsene come e quando vogliono, sono quelli che arrecano maggiori danni al bestiame domestico.
C – cani randagi legati ancora alla figura dell’uomo capobranco, ricercano il contatto con l’uomo
D – cani inselvatichiti, rifuggono l’uomo, tale gruppo mantiene più o meno costante il suo numero perché alimentato in continuazione dai gruppi B e C. I danni al bestiame domestico non sono mai causati da cani di questo gruppo, ma sempre dagli altri gruppi.

È frequente il passaggio dai gruppi A e B al gruppo C che origina poi qualche esemplare del gruppo D, assai raro, per non dire nullo, il passaggio inverso.

A -> C -> D B -> C -> D

In natura la specie “cane” non esiste, è frutto del processo di domesticazione che l’uomo ha condotto nei secoli, un processo che sembra abbia avuto origine già più di 20.000 anni fa. Le differenze tra il cane ed il suo progenitore selvatico, il lupo, sono notevoli:

  • i cani non hanno la coesione sociale dei lupi, non sanno aiutare le femmine che allattano;
  • i cani non sanno mantenere una gerarchia che assicuri la riproduzione dei più adatti;
  • si è riscontrato che solo il 2% di cani nati allo stato selvatico e che non hanno mai avuto contatto con l’uomo riesce ad arrivare all’età della riproduzione, il restante 88% muore subito dopo lo svezzamento, quando la madre va un’altra volta in calore;
  • i cani hanno due periodi fertili (calori) all’anno, i lupi solo uno;
  • tutte le femmine di cane che vivono senza il controllo dell’uomo partoriscono due volte l’anno, nei branchi di lupi solo la femmina alfa partorisce i cuccioli generati con il maschio dominante, gli altri membri del branco aiutano la coppia a crescere la cucciolata, che verrà seguita per circa un anno dall’intero gruppo (il lupo italiano partorisce all’inizio della primavera ed i nuovi nati restano con i genitori all’incirca fino al successivo mese di gennaio, quando la madre va nuovamente in calore);
  • il numero dei cuccioli partoriti dal cane è superiore al numero di cuccioli partorito dal lupo.

Ne consegue che il cane non è un animale adatto alla vita selvatica, tutti i cani, anche quelli inselvatichiti (gruppo D) sono incapaci di vivere allo stato selvatico.

GATTI

Il gatto domestico viene oggi classificato dal punto di vista sistematico come Felis Silvestris Catus e si pensa che discenda, per processo di domesticazione operato dall’uomo, dalla specie F.S.Libica.
Il processo di domesticazione è molto più recente di quello del cane, si ritiene risalga alla civiltà egizia, non più di 6/7 mila anni fa quindi, e nel corso dei secoli ha vissuto momenti più o meno felici (deificato dagli egizi, demonizzato dalla chiesa nel medioevo).
Anche nel gatto il processo di domesticazione ha comportato cambiamenti rispetto al suo discendete F.S.Libica, anche se probabilmente inferiori a quelli subiti dagli altri mammiferi domestici:

  • modificazione dell’assetto ormonale
  • neotenia, cioè persistenza di alcune caratteristiche infantili nell’adulto.
  • il gatto selvatico partorisce una sola volta l’anno ed un numero ridotto di piccoli, generalmente tre, il F.S.Catus ha tre/quattro calori all’anno e partorisce una media di cinque piccoli ogni volta.


La neotenia è molto meno evidente nei gatti rispetto ai cani, per esempio schemi di comportamento predatorio compaiono in età precoce nei gattini e vengono utilizzati in maniera considerevole dall’animale adulto, invece in molte razze di cani la sequenza predatoria risulta incompleta (l’uomo ha infatti evidenziato nelle varie razze canine quei comportamenti che più gli tornavano utili, ottenendo così razze da guardia, da difesa, da caccia, da pastore e così via).
Non si confonda il gatto domestico, F.S.Catus che definiamo randagio o selvatico, con il gatto selvatico vero e proprio F.S.Silvestris.

La domesticazione altera le caratteristiche dell’animale e lo rende quindi incapace di vivere allo stato selvatico, la domesticazione ha comportato obbligatoriamente violenza sugli animali. Ecco perché quelli che oggi sono animali domestici devono per forza vivere insieme a noi, ma lasciamo gli animali che ancora non hanno subito questo processo al loro stato naturale. Ecco perché diventa necessario l’intervento dell’uomo sul processo riproduttivo degli animali domestici tramite la sterilizzazione.

BUSINESS DEL RANDAGISMO
fonte: LAV

Sull’abbandono degli animali si è innestato un giro di affari che nel 2001 potrebbe aver sfiorato i 500 miliardi di lire: alcuni privati hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni miliardarie con amministrazioni locali compiacenti, spesso aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta, alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager dove è impedito l’accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno mai.

Le strutture pubbliche sono spesso insufficienti o a volte totalmente inesistenti; in questi casi diventa più semplice per le amministrazioni incapaci di trovare soluzioni che tengano conto del rispetto degli animali, dare in appalto esterno a privati la gestione dei canili. Il contributo economico elargito per ogni cane può variare da 3.000 a 10.000 Lire al giorno e gli appalti possono arrivare a raggiungere cifre altissime a volte miliardarie. Diventa chiaro pertanto l’interesse nel settore dimostrato da persone senza scrupoli. In modo sempre più frequente negli ultimi anni, attraverso un’opera di monitoraggio operata dalla LAV e grazie alle segnalazioni giunte alla nostra associazione, è stato possibile denunciare realtà in cui i canili sono strutture sovraffollate, inadatte, prive delle condizioni igienico-sanitarie necessarie, in cui i cani sono malnutriti, senza alcuna assistenza veterinaria, vittime di ogni sorta di maltrattamenti.

Nonostante la copertura finanziaria per la legge 281 metta in condizione i comuni di affrontare il problema, in otto anni (dal ’91 al ’98) le Regioni hanno utilizzato solo il 29,7% delle risorse finanziarie stanziate dallo Stato, in molte Regioni i fondi statali del ’94 e del ’95 non sono stati nemmeno iscritti o assegnati nei relativi capitoli di bilancio mentre i fondi regionali utilizzati nello stesso periodo di tempo sono pari al 91%. Fino al 1997/98 i Comuni hanno fatto gestire alle Associazioni presenti sul territorio i canili ed i randagi spesso con convenzioni assolutamente insufficienti; a partire al ’95 si registra la nascita di canili gestiti da ditte private, che progressivamente scalzano le no-profit nella gestione dei randagi, ottenendo convenzioni miliardarie dai Comuni.

Il primo dato impressionante nei canili gestiti per lucro è quello della mortalità, anche se non mancano dati simili nei canili a gestione ASL o comunale un esempio tra tutti il canile di Palermo: da 40 ad oltre il 60% dei cani ospitati. I casi di maltrattamento sono all’ordine del giorno: in un canile di Noha (LE) lo scorso anno sono state folgorate le corde vocali di 190 cani per ovviare all’inquinamento acustico, senza che questo grave fatto abbia poi impedito solo pochi mesi dopo il rinnovo della convenzione. All’interno di questi canili fatiscenti i cani vengono ammassati in anguste gabbie, in manufatti edili incompleti, in recinti superaffollati e coperti solo da tettoie di lamiera. Le cucce e/o i ripari non sono quasi mai presenti, anche le ciotole per il cibo sono spesso un miraggio. Spesso non sono rispettati nemmeno i requisiti minimi per legge, ovvero i 2 metri quadri a cane. Il Decreto parla di brevi periodi di stabulazione, i randagi richiusi nei canili privati ci rimangono tutta la vita. Moltissimi i cani misteriosamente scomparsi, il dato ufficiale parla di 1.534 dal 95 al 99, il numero reale è difficile da quantificare.

Il dato emerso da una recente ispezione di canili municipali, rifugi privati e pensioni, svolta nell’estate del 2001 dai Carabinieri dei N.A.S., d’intesa con il ministero della salute, conferma quanto più volte denunciato dalla LAV: a fronte di 315 controlli sono state accertate ben 204 infrazioni penali ed amministrative e deferite alle competenti autorità 134 persone. Tra gli illeciti più frequenti: deposito incontrollato di rifiuti biologici, cani sprovvisti di tatuaggio identificativo, mancata iscrizione all’anagrafe canina, carenze strutturali, assenza di autorizzazioni e maltrattamento di animali.

Segnalazioni
Anche in questo caso un ruolo attivo ed importantissimo può essere svolto da ciascuno di noi. I casi portati all’attenzione della LAV e denunciati alle Autorità competenti sono stati spesso segnalati da privati cittadini. Per questo motivo invitiamo a segnalarci casi di canili gestiti male, strutture nelle quali è stato impossibile accedere per richiedere informazioni o per prendere in affidamento un cane. Insieme possiamo e dobbiamo stroncare questa tendenza, soprattutto perché chi specula aumenta la sofferenza dei randagi.

IN VACANZA CON I NOSTRI COMPAGNI PELOSI
Di seguito una serie di link a siti dove potrete trovare indirizzi di alberghi, agriturismi, spiagge, pensioni, campeggi e molto altro dove poter andare con i vostri amici animali non umani!http://www.dogwelcome.it
http://www.amici.it/invacanza
http://www.spiaggia61.it/cani.htm
http://www.bau.it/master.php?page=spiagge
http://www.iopossoentrare.it
http://www.viaggiarecolcane.it
http://www.enpa.it/it/animali_in_vacanza/index.html
http://www.qualazampa.it
http://www.aronne.it/estate.html

Tratto da http://www.oltrelaspecie.org

DAL VETERINARIO

Molte persone che hanno addottato i nostri cuccioli ci hanno chiesto quali sono le profilassi veterinaria che il cane deve seguire . Per rispondervi riportiamo qui un testo sulle profilassi annue del cane tratto da un sito veterinario.

Consigliamo a tutti di non eccedere in comportamenti iper-igenisti ; batteri e parassiti sono parte dell’ecosistema che ci circanda e si sono evoluti per migliaia d’anni con i loro ospiti . Mentre insetticidi chimici sono sostanze di sintesi che provocano gravi danni al ecosistema che non e in grado di metabolizarli . In natura i parassiti colpiscono in modo grave solo gli individui piu deboli solitamente affetti gia da altri problemi . Nel caso degli animali allevati dall’ uomo questi hanno una maggior incidenza perche la selezione umana ne ha modificato profondamente la biologia e l’etologia sottraendoli al normale percorso evolutivo.Queste brevi considerazioni vogliono esere solo uno spunto di rifflessione.

Testo veterinario:

CANE: PROFILASSI NELL’ARCO DELL’ANNO

Il cane nell’arco dell’anno ha bisogno di alcune profilassi per rimanere sano e prevenire malattie molto gravi per la sua salute e in alcuni casi trasmissibili all’uomo.

Il cane va portato dal Veterinario la prima volta a 2 mesi di età per le prime vaccinazioni e i trattamenti antiparassitari. Il cucciolo dovrà essere visto in media 3-4 volte nel primo anno di vita, mentre il soggetto adulto sano può andare dal Veterinario anche solo 2 volte l’anno.

La vaccinazione principale è l’Eptavalente (Cimurro, Adenovirus, Parainfluenza, Parvovirus, Leptospirosi con diverse sierovarianti). La prima volta che l’animale viene vaccinato è necessario un richiamo a distanza di circa 3 settimane, poi il vaccino sarà fatto ogni 12 mesi per tutta la vita. Tutte le malattie contenute nell’eptavalente hanno 12 mesi di immunità garantita, ad eccezione della Leptospirosi, che va ripetuta a distanza di 6 mesi.

Una vaccinazione accessoria, resa sempre più necessaria anche nelle nostre città dall’aumento delle zecche, è la vaccinazione per la Malattia di Lyme (Borrelia burgdorferi), una volta consigliata solo in zone di montagna. Anche questa profilassi può essere fatta nel cucciolo e richiamata ogni 12 mesi.

Una vaccinazione che ha spesso una valenza più legale che sanitaria è l’antirabbica. Infatti il territorio italiano è esente da Rabbia da molti decenni, ma la vaccinazione si rende obbligatoria insieme alla compilazione del passaporto internazionale ed applicazione del microchip per tutti i cani che dovessero accompagnare i loro proprietari fuori dal territorio italiano. E’ altresì consigliata per i cani che circolano nei boschi di montagna per il rischio di contatto con i selvatici che provengono da zone di confine col territorio italiano.
Può inoltre essere utile averla fatta in termini di tutela legale se il cane ha morso una persona.

La filariosi cardiopolmonare è una malattia endemica nella pianura padana. Da alcuni anni è disponibile una puntura a lento rilascio sottocutaneo che può essere fatta in coincidenza con le altre vaccinazioni e conferisce una copertura sicura per 12 mesi. Unica accortezza è che il soggetto abbia già un peso definitivo, quindi non conviene utilizzarla in soggetti sotto i 6-8 mesi di età. Nei cuccioli si utilizza la profilassi con compresse ogni 30 giorni secondo il peso raggiunto.
E’ disponibile un kit rapido, da farsi con poche gocce di sangue direttamente in Ambulatorio, per verificare se l’animale ha contratto questa malattia nel caso la profilassi non fosse stata fatta correttamente.

Ricordo l’obbligo nel cane di applicazione del microchip al fine di aderire alla identificazione per l’anagrafe canina. Il sistema microchip consiste nell’applicazione di un transponder permanente sottocutaneo, identificabile tramite apposito lettore da parte dei Veterinari ed accalappiacani. Il sistema ha sostituito tutti i precedenti obblighi come: tassa comunale, medaglietta comunale, tatuaggio.

Altre vaccinazioni più particolari sono quella per Herpesvirus nel caso di cagne da riproduzione e quella per Piroplasmosi per i cani di cacciatori che si rechino a caccia in zone a rischio (come la Slovenia).

Ricordo a tutti coloro che si recano nelle isole o nelle regioni costiere dell’Italia Meridionale che in quelle zone è presente la Leishmaniosi, per la quale non esiste una profilassi sicura. Ci si limita ad utilizzare tutte le accortezze per evitare il contatto del cane con gli insetti vettori (Pappataci-Flebotomi) chiudendo i cani la sera in ambienti con zanzariere ed utilizzando collari repellenti come lo Scalibor protector band.

Il controllo dei parassiti intestinali (Ascaridi, Coccidi, Tenie, …) può essere fatto una volta all’anno con un esame coprologico in coincidenza del vaccino portando una piccola quantità di feci raccolte in giornata.

Il controllo dei parassiti esterni (Pulci, Zecche, Pidocchi, …) si basa solitamente su applicazioni a cadenza mensile durante tutto il periodo primaverile/estivo di prodotti antiparassitari in pray o spot-on. Quest’ultima soluzione consiste nell’applicare una fiala sulla pelle del dorso in 2/3 punti e non toccare l’animale per un’ora circa. Il prodotto di distribuirà su tutto l’animale molto velocemente. E’ un sistema sicuro ed efficace e quasi tutte le case farmaceutiche si stanno orientando verso questa formulazione. Buoni prodotti sono: Advantix, Promeris, Prac-tic, Frontline combo, Exspot, Advocate, Stronghold.

PRIMO SOCCORSO ANIMALI SELVATICI


Da questo link( http://www.abolizionecaccia.it/index.php?id=353) potete scaricare le dispense del corso Recupero Animali Selvatici 2008 organizato dalla LAC e altre associazioni.

Ulteriori informazioni sul primo soccorso ad uccelli selvatici sono reperibili sul sito della LIPU ( Lega Italiana Protezione Uccelli ) : www.lipu.it vedi pagina «animali feriti»

Per chi preferisce il materiale cartaceo vi consigliamo il libro Nati liberi , manuale pratico di pronto soccorso per animali selvatici di Lambertini / Palestrta Ed. Franco Muzzio Editore

Questi documenti non possono essere considerati esaustivi , ma una semplice introduzione con consigli di carrattere generale. Ogni specie ha una propria biologia , etologia , fiseologia …. e percio ogni caso necessita una documentazione specifica ed approfondita.

Improvvisarsi veterinari puo essere molto pericoloso, ma non ci si puo voltare da un altra parte quando si incontra un animale selvatico in difficolta delegando il soccorso ad altri .

Non e possibile pensare che un animale selvatico non vada aiutato per rispettare «l’ordine naturale» ; vive al difuori del adomesticamento umano dunque non deve essere aiutato dal uomo sembra di sentir dire in alcuni casi .Cio e totalmente sbagliato perche la quasi totalita degli incideti che colpiscono gli animali selvatici con cui entriamo in contattosono causati direttamente o indirettamente dal uomo ( invetimenti , cavi elletrici , caccia , modificazione del habitat, animali domestici …..) .

Qui riportiamo la lista dei centri di recupero animali selvatici in Friuli Venezia Giulia ,se portate un animale ferito in questi centri vi consigliamo comunque di informarvi sulle sue sorti future .

Riserva Marina Miramare Viale Miramare 349, 34014 Grignano (TS)

C.R.A.S. ENPA Via Marchesetti 10/4, Trieste

CRS Via Due Fiumi 12, San Canzian di Isonzo, loc. Terranova (Gorizia)

CR mammiferi selvatici Via Borgo di Uviel 42/a, 33080 Frisanco (PN)

CR avifauna selvatica Via Rigolo 47, 33084 Cordenons (PN)

Centro Recupero Via San Daniele 11, Campoformido (UD)

Centro Recupero ungulati Via Romana 35, Tarvisio

Parlando di zoonosi

zoonosi1

Quali sono davvero le malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo?

Le zoonosi sono quelle relativamente poche malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo. Poche perche’ la maggior parte delle malattie di origine batterica o virale sono “specie-specifiche”, vale a dire, sono “specifiche” per una data specie animale, non si possono trasmettere ad altre specie, uomo compreso.

Ad esempio il retrovirus della FIV dei gatti e’ simile a quello dell’AIDS umano e da’ origine a una patologia analoga, ma il contagio avviene solo tra individui della stessa specie. Pochi altri virus, ad esempio quello della rabbia (in Italia ormai debellata), non conoscono invece barriere di specie, e possono contagiare l’uomo tramite contatti con la saliva (morsi) di animali infetti.

Nella percezione comune la gente pensa che si possano “prendere malattie” stando a contatto con gli animali: e quindi cani e gatti visto che di solito non si e’ in contatto, ad esempio, con volpi o altri animali selvatci. Nella realta’ invece le zoonosi davvero pericolose, ben piu’ gravi della banale micosi che occasionalmente puo’ capitare di “prendere” dagli animali d’affezione, sono quelle che si contraggono dagli alimenti di origine animale, cioè carne, pesce, latticini, uova.

Negli anni ’50-’60 si e’ diffuso un ingiustificato ottimismo sulla scomparsa delle zoonosi (peste bovina, afta epizootica, ecc.), dovuto alla diffusione delle vaccinazioni sistematiche e all’eliminazione degli animali infetti; ottimismo che e’ poi stato smentito negli anni seguenti. Si e’ infatti registrata la comparsa di varianti di specie virali gia’ note, e’ stata sopravvalutata l’efficacia degli antibiotici e non si e’ previsto il fenomeno della farmaco-resistenza.

Tra le cause va poi considerata la maggiore suscettibilita’ alle infezioni di uomini (invecchiamento della popolazione) e animali (estrema promiscuita’ negli allevamenti intensivi), il mutamento delle condizioni ambientali e fattori socio-economici quali la globalizzazione (virus e batteri che viaggiano in aereo) e la diffusione delle monocolture intensive.

L’Istituto Superiore di Sanita’ ha recentemente pubblicato un estratto del rapporto sulle zoonosi redatto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare in collaborazione con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Il principale rischio di zoonosi che emerge dal rapporto e’ quella da Campylobacter con oltre 200.000 casi segnalati il cui principale serbatoio e’ la carne di pollo fresca. Si tratta di una forma enterica che si manifesta con diarrea, dolori addominali, ecc. che pero’ puo’ presentare sintomi piu’ gravi, e ha una mortalita’ intorno all’1% nei soggetti piu’ a rischio (bambini, anziani, persone immuno-compromesse).

Questa malattia e’ stata descritta per la prima volta negli anni cinquanta come una patologia rara, ma oggi ha registrato un notevole incremento e rappresenta “un problema di salute pubblica di notevole impatto socio-economico”, secondo lo stesso Istituto superiore di Sanità, come riportato alla pagina “campylobacter” del sito Epicentro.iss.it. Si tratta inoltre di un batterio che ha sviluppato una forte farmaco-resistenza, cioe’ non risponde piu’ agli antibiotici. Citiamo testualmente: “Alcuni studi mostrano una correlazione tra l’approvazione all’uso dei fluorochinoloni negli allevamenti e lo sviluppo di campylobacteriosi resistenti ai fluorochinoloni, sia negli animali che nell’uomo.”

Tra le altre zoonosi ad alta incidenza il rapporto indica la salmonellosi, la listeriosi (circa 1500 casi con un tasso di mortalita’ del 20%), la brucellosi, l’escherichia coli, ecc.

Si tratta di malattie serie e in qualche caso mortali, che si contraggono principalmente attraverso il consumo di carne, latte, pesce e uova, molto raramente da alimenti vegetali.

Il rapporto non lo dice, ma sarebbe interessante conoscere i costi economici delle misure preventive, della profilassi, delle rilevazioni effettuate dalle Autorita’ sanitarie pubbliche sulle zoonosi connesse alla produzione degli alimenti di origine animale. Un costo “nascosto” della carne che pagano tutti i cittadini e che non incide sui prezzi al consumo come ad esempio avviene per altri settori (ad esempio i costi assicurativi delle automobili che incorporano una quota per il servizio sanitario nazionale).

In conclusione, le vere “malattie pericolose per l’uomo” causate dagli animali sono quelle dovute alla produzione e consumo di carne, pesce, latte, latticini e uova: chi ha paura che gli animali portino malattie dovrebbe dunque smettere di mangiarli.

Fonte:
Efsa-Ecdc, Relazione 2007: l’infezione da Campylobacter si conferma la zoonosi più diffusa in Europa
http://www.epicentro.iss.it/temi/veterinaria/zoonosiEfsa07.asp

Da AgireOra Network: agireora.org

 

Cosa contengono i pet food

Tratto dal Report dell’API ‘What’s really in pet food’
Traduzione: E. Vento/C.Romussi

Tranci di polli sani e ben pasciuti, tagli scelti di bovino e cereali freschi sono tutto cio’ che serve per l’alimentazione completa e bilanciata di cani e gatti. Questo e’ quanto affermano i produttori di pet food tramite i media.

Questo e’ cio’ che le loro industrie (11 miliardi di dollari di fatturato) vogliono far credere ai consumatori.

Questo rapporto esplora le differenze tra cio’ che quest’ultimi credono di acquistare e cosa realmente comprano. Ci siamo focalizzati sulle marche piu’ note, quelle distribuite nei supermercati e nei discount, ma converra’ ricordare che anche molte altre marche “rispettabili” producono prodotti simili a quelli qui descritti.

Cio’ che sembra sfuggire alla maggior parte dei consumatori, e’ che l’industria dei pet food rappresenta un’estensione delle industrie di alimenti destinati al consumo umano. Il settore “pet food” apre un mercato per gli scarti della macellazione, per i cereali considerati “non adatti all’alimentazione umana” e per altri prodotti di scarto che non potrebbero altrimenti garantire profitti. Per “scarti” bisogna intendere intestini, mammelle, esofagi e, probabilmente, le parti malate o cancerose degli animali macellati.

Tre delle cinque maggiori aziende americane produttrici di pet food sono filiali delle piu’ grandi multinazionali alimentari:

  • NESTLE’
    (Alpo, Fancy Feast, Friskies, Mighty Dog)
  • HEINZ
    (9 Lives, Amore, Gravy Train, Kibbles n Bits, Recipe, Vets)
  • COLGATE-PALMOLIVE
    (Hill’s Science Diet Pet Food)

     

    Alle quali possiamo aggiungere:

     

  • PROCTER & GAMBLE
    (Eukanuba e Iams)
  • MARS
    (Kal Kan, Mealtime, Pedigree, Sheba)
  • NUTRO


Per le multinazionali alimentari, controllare la produzione di pet food e’ un investimento redditizio, un mercato parallelo, tramite il quale capitalizzare i propri prodotti di scarto. I prodotti commercializzati per l’alimentazione di cani e gatti sono centinaia. Anche se la qualita’ e’ mediamente simile, non tutte le aziende ricorrono ad ingredienti potenzialmente pericolosi.

INGREDIENTI

Il prezzo non sempre ne garantisce la bonta’, ma spesso costituisce un buon indicatore della qualita’ dei pet food: utilizzare proteine di qualita’ e grano di prima scelta sarebbe ovviamente impossibile, per aziende che vendono cibo per cani a 2000 lire al chilo, dato che il costo di ingredienti di buona qualita’ risultebbe molto maggiore del ricavato. Le proteine utilizzate nei pet food possono provenire da diverse fonti. Quando bovini, suini, polli, ovini ed altri animali vengono macellati i tagli scelti vengono separati dalla carcassa e destinati ad uso umano, mentre circa il 50% viene impiegato diversamente. Nella produzione dei pet food, viene usato tutto cio’ che rimane della carcassa: ossa, sangue, intestini, tendini, legamenti e tutte le altre parti non consumate dagli umani. Sulle etichette, queste parti vengono descritte “sottoprodotti”. L’etichettatura e’ ambigua, perche’ indica gli ingredienti ma non definisce i prodotti elencati. Negli Stati Uniti, l’associazione di categoria dei produttori di pet food riconosce che l’uso di “sottoprodotti” rappresenta un introito addizionale sia per l’industria della macellazione che per gli allevatori: “La crescita dell’industria del pet food non solo fornisce ai proprietari di animali domestici un cibo migliore per i propri animali, ma apre altri mercati per le industrie che preparano il cibo per il consumo umano”. (1)

Molti di questi scarti costituiscono la discutibile alimentazione degli animali d’affezione. L’apporto nutrizionale di questi sottoprodotti carnei puo’ variare da lotto a lotto. James Morris e Quinton Rogers, due professori del Dipartimento di Bioscienze Molecolari della University of California (reparto di Medicina Veterinaria Davis), sostengono che “Per molti degli ingredienti comunemente utilizzati nella produzione di pet food, non e’ disponibile alcuna informazione circa la loro biodisponibilita’ per cani e gatti. Questi ingredienti sono generalmente sottoprodotti delle industrie zootecniche, la cui composizione nutritiva puo’ avere margini di variazione enormi. La richiesta di adeguare i pet food ai profili nutrizionali consigliati dall’ AAFCO (Associazione Americana per il Controllo degli Alimenti), non potra’ quindi garantirne l’apporto nutrizionale, fino a quando non verra’ analizzata la biodisponibilita’ degli ingredienti”. (2)

Farine di carne, sottoprodotti ed ossa sono ingredienti comuni nei pet food. Il termine “farina” significa che questi prodotti non vengono utilizzati freschi: sono riciclati. In cosa consiste il “riciclaggio”? Stando al dizionario,”il riciclaggio e’ un processo di tipo industriale: riciclare carcasse di bestiame per estrarne olio dal grasso tramite fusione”. La zuppa di pollo fatta in casa, con lo spesso strato di grasso che si forma sulla superficie quando viene cotta, e’ una sorta di mini-processo di riciclaggio. Il riciclaggio separa il grasso dai materiali idrosolubili e solidi, uccidendo i batteri. Purtroppo, puo’ alterare o distruggere anche gli enzimi e le proteine che si trovano nella “materia prima”.

Quali possono essere le conseguenze per cani e gatti alimentati con questi prodotti? Alcuni veterinari sostengono che gli scarti della macellazione aumentano il rischio di cancro e di altre malattie degenerative. I metodi di cottura usati nella produzione di pet food, come il riciclaggio e l’estrusione (pressione a caldo usata per “espandere” il cibo secco, trasformandolo in crocchette), non sempre distruggono gli ormoni (usati per far ingrassare il “bestiame” o per farne aumentare la produzione di latte), ne’ gli antibiotici, ne’ i barbiturici (usati come anestetici).

GRASSI ANIMALI

Avrete notato l’odore particolarmente pungente che si sprigiona quando aprite una nuovo sacco di pet food. Da cosa dipende? Molto spesso dalla presenza di grasso animale riciclato, oppure di oli troppo rancidi e classificati come inadatti per gli umani. Negli ultimi 15 anni, il grasso proveniente dai ristoranti, in US, e’ diventato la principale componente grassa dei pet food. Questi grassi, spesso contenuti in fusti da 50 galloni, vengono generalmente lasciati all’aperto per settimane, esposti a temperature estreme, senza preoccuparsi del loro impiego futuro. Le aziende che riciclano questi grassi li mischiano con altri tipi di grasso, stabilizzandoli tramite potenti anti-ossidanti che ne ritardano il deterioramento e vendono il prodotto finito ai produttori di pet food. (3)

Questi grassi vengono spruzzati direttamente nelle crocchette, per rendere appetibile un prodotto che altrimenti risulterebbe insipido o sgradevole. Il grasso agisce inoltre come collante, al quale vengono infine aggiunti esaltatori di sapidita’. Gli “scienziati” del pet food hanno scoperto che gli animali amano il gusto di questi grassi. I produttori sono dei veri maestri nel costringere un cane o un gatto a mangiare cio’ che normalmente farebbe loro arricciare il naso per lo schifo.

FARINA, SOIA, GRANTURCO, NOCCIOLINE ED ALTRE PROTEINE VEGETALI

Negli ultimi 10 anni, la quantita’ di cereali usati nel pet food e’ aumentata. Un tempo, l’industria di pet food considerava i cereali alla stregua di riempitivi, ma oggi essi rappresentano una porzione considerevole, nel cibo per animali. I valori nutrizionali in questi prodotti dipendono dal grado di digeribilita’ delle granaglie. La quantita’ ed il tipo di carboidrati determina la quantita’ di valori nutrizionali che l’animale assume. Cani e gatti possono assorbire pressocche’ tutti i carboidrati di alcune granaglie (ad esempio, del riso), ma fino a circa il 20% del valore nutrizionale delle altre granaglie viene perso, in quanto non digerito. La disponibilita’ nutrizionale di grano, fagioli e avena, ad esempio, e’ scarsa. Gli elementi nutritivi nelle patate e nel granturco sono molto meno disponibili che nel riso. Altri ingredienti, come i gusci delle arachidi, vengono usati come “riempitivo” o fibra, ma non hanno un contenuto nutrizionale significativo.

Due su tre degli ingredienti principali dei pet food, in particolare di quelli secchi, sono quasi sempre cereali. Nel Pedigree Performance per cani, i 3 principali ingredienti sono granturco macinato, farina di sottoprodotti del pollo e farina di glutine di granturco. Nei 9 Lives Crunchy Meals per gatti, i 3 principali ingredienti sono granturco macinato, farina di glutine di granturco e farina di sottoprodotti animali. Dei 4 principali ingredienti del Purina ONE per cani – pollo, granturco macinato, grano macinato e farina di glutine – 2 sono prodotti a base di grano… praticamente, sono lo stesso prodotto. Questa pratica industriale e’ nota come “suddivisione”. Quando i componenti dello stesso ingrediente vengono elencati separatamente – come nel caso di granturco macinato e farina di glutine di granturco – sembra che ci sia meno grano che carne, anche quando il peso dei cereali, in realta’, supera quello della carne.

Nel 1995, la Nature’s Recipe dovette ritirare dagli scaffali migliaia di tonnellate di cibo per cani, a causa delle proteste di consumatori che lamentavano che i cani alimentati con i prodotti di questa ditta vomitavano e perdevano appetito. Per la Nature’s Recipe, la perdita ammonto’ a 20 milioni di dollari. Il problema era legato alla presenza di un fungo che produceva vomitossina (un’aflatossina o “micotossina”, sostanza tossica prodotta durante il processo di stampaggio delle crocchette), che aveva contaminato il grano. Nel 1999, un’altra tossina fungina obbligo’ al ritiro del cibo secco per cani prodotto dalla Doane Pet Care, compreso Ol’ Roy ed altre 53 marche. Questa volta, la tossina uccise 25 cani. Malgrado causi a molti cani vomito, inappetenza e diarrea la vomitossina e’ pero’ meno tossica di altre. Le tossine fungine piu’ pericolose possono causare perdita di peso, danni al fegato, claudicazione e persino la morte, come nel caso Doane.

L’incidente della Nature’s Recipe obbligo’ la FDA (Food and Drug Administration) ad intervenire. Dina Butcher, Assessore alle Politiche Agricole nel Nord Dakota, concluse che la scoperta della vomitossina nei prodotti Nature’s Recipe non rappresentava un rischio per la popolazione umana, in quanto “il grano che viene utilizzato nel pet food non e’ grano di alta qualita’”. (3)

Le proteine di soia sono un altro ingrediente comunemente usato nel pet food, come fonte energetica. I produttori le utilizzano anche perche’ negli animali producono un senso di sazieta’. La soia e’ stata collegata a casi si aerofagia in alcuni cani, mentre altri la sopportano meglio. La soia viene impiegata come fonte proteica anche in alcuni prodotti vegetariani per cani.

ADDITIVI E CONSERVANTI

Molti prodotti chimici vengono aggiunti al pet food commerciale per aumentarne il gusto, la stabilita’, le caratteristiche o l’aspetto. Gli additivi non hanno valore nutritivo; possono essere usati come emulsionanti, per evitare che l’acqua ed il grasso si separino, come antiossidanti, per prevenire l’irrancidimento del grasso o come coloranti e aromi artificiali, per rendere il prodotto piu’ attraente per il consumatore e piu’ appetibile per l’animale.

L’aggiunta di prodotti chimici al cibo ebbe origine migliaia di anni fa (spezie conservanti naturali e agenti di stagionatura), ma negli ultimi 40 anni, l’uso di additivi e’ molto aumentato. Tutti i cibi per animali contengono conservanti. Alcuni di questi vengono aggiunti agli ingredienti o alle materie prime dai fornitori, altri possono essere aggiunti dai produttori stessi. Dato che quest’ultimi hanno bisogno di assicurare un lunga durata del cibo secco per renderlo commestibile anche dopo la spedizione e la permanenza in magazzino, i grassi nei cibi per animali vengono conservati impiegando conservanti sintetici o “naturali”.

I conservanti sintetici comprendono il BHA e BHT, gallato di propile, propilenglicole (impiegato anche come alternativa “meno tossica” agli antigelo industriali per auto) e trimetilchinolina. La letteratura relativa alla tossicita’, ai rischi o ai problemi derivati dall’consumo continuo di questi antiossidanti, spesso ingeriti quotidianamente da cani e gatti, e’ scarsa. L’impiego di possibili agenti cancerogeni come il BHA, BHT e la trimetilchinolina vengono permessi in quantita’ relativamente basse. Gli effetti di questi prodotti chimici nel pet food non sono stati studiati approfonditamente, ma il loro consumo, a lungo termine, e’ probabilmente dannoso.

Dato che i risultati dello studio originale sulla sua sicurezza, effettuati dal produttore (Monsanto) della trimetilchinolina erano insufficienti, gli e’ stato richiesto di effettuare un nuovo e piu’ rigoroso studio. Questo studio si e’ concluso nel 1996. Malgrado la Monsanto non abbia trovato una tossicita’ significativa associabile al suo prodotto, nel luglio 1997 il Centro di Medicina Veterinaria della FDA ha richiesto al produttore di ridurre della meta’ il livello massimo di trimetilchinolina (75 parti per milione).

Mentre alcuni critici del pet food e alcuni veterinari credono che la trimetilchinolina sia la principale causa di malattie, problemi cutanei ed infertilita’ nei cani, altri sostengono che e’ il piu’ sicuro, forte e stabile conservante disponibile per i pet food. La trimetilchinolina e’ permessa per il consumo umano soltanto come conservante per spezie (pepe di cayenna, chili) in una proporzione di 100 parti per milione – ma sarebbe molto difficile consumare giornalmente una quantita’ di chili che raggiungesse il quantitativo di trimetilchinolina che un cane consuma tramite il cibo secco.

Per conservare i grassi ,alcuni produttori hanno risposto alle preoccupazioni dei consumatori ricorrendo a conservanti “naturali”, come Vitamina C (acido ascorbico), Vitamina E (tocoferoli misti) oppure olio di rosmarino, garofano o altre spezie. La farina di pesce e alcune miscele di vitamine, usate come integratori nei pet food, contengono conservanti chimici. Questo significa che cani e gatti possono mangiare cibi contenenti diversi tipi di conservanti. Non tutti devono essere indicati in etichetta per legge. Tuttavia, grazie alle pressioni da parte dei consumatori, i conservanti usati nel grasso devono oggi essere esposti in etichetta.


ADDITIVI NEI PET FOOD

  • Agenti anticoagulanti
  • Lubrificanti
  • Agenti antimicrobici
  • Dolcificanti ipocalorici
  • Antiossidanti
  • Dolcificanti calorici
  • Coloranti
  • Agenti ossidanti e dimagranti
  • Agenti affumicanti
  • Agenti per il controllo del pH
  • Agenti deidratanti
  • Ausili di processo
  • Emulsionanti
  • Isolanti
  • Agenti fissanti
  • Solventi, veicoli
  • Esaltatori di gusto
  • Stabilizzatori, inspessitori
  • Aromatizzanti
  • Agenti attivi superficiali
  • Agenti per il trattamento delle farine
  • Agenti di finitura superficiale
  • Ausili di formula
  • Sostanze sinergizzanti
  • Umidificatori
  • Tessuti
  • Lievitanti


Mentre la legge richiede studi sulla tossicita’ diretta dei singoli additivi e conservanti elencati, essi non vengono testati per il loro potenziale effetto sinergico gli uni con gli altri, una volta ingeriti. Alcuni autori hanno suggerito la possibilita’ di interazioni dannose tra alcuni dei piu’ comuni conservanti (4). I conservanti naturali, invece, non consentono la stessa lunga durata come quelli chimici, ma non pongono alcun interrogativo circa eventuali rischi.

COME VIENE PRODOTTO IL PET FOOD

Per rispettare i requisiti necessari per poter etichettare un cibo come “completo e bilanciato”, molti produttori effettuano studi di appetibilita’ quando sviluppano un nuovo pet food. Un gruppo di animali viene alimentato col nuovo cibo mentre un gruppo di “controllo” viene alimentato con la formula attualmente venduta. Il volume totale mangiato viene usato come misura per l’appetibilita’ del cibo. Le piu’ grandi e famose aziende considerano questo genere di test il piu’ accurato controllo possibile dei valori nutrizionali effettivi del cibo e mantengono grosse colonie di cani e gatti per questo scopo.

Il cibo secco viene prodotto con una macchina chiamata “estrusore”. La materia prima viene dapprima miscelata, a volte manualmente, a volte con l’ausilio di un computer, secondo la ricetta preparata dai nutrizionisti. Nell’estrusore, vengono aggiunti a questa mistura acqua calda e vapore. La mistura e’ sottoposta a pressione, vapori ed alte temperature man mano che procede verso gli stampi che determineranno la forma finale del prodotto. Il cibo viene lasciato ad essiccare e poi viene generalmente spruzzato con grasso, fermentanti o altri composti che lo rendano piu’ appetibile. Nonostante il processo di cottura possa uccidere i batteri, la sterilizzazione del prodotto finale puo’ essere compromessa durante l’ essiccamento, la copertura con grasso o l’imballaggio.

Gli ingredienti sono simili sia per il cibo umido, che secco, che semi-umido. La quantita’ di proteine, grassi e fibra puo’ invece variare. Una tipica scatoletta di cibo per gatti conterra’ circa il 50% di sottoprodotti carnei. La principale differenza tra questi prodotti e’ il contenuto d’acqua. E’ impossibile fare una comparazione diretta delle etichette dei diversi tipi di cibo senza una conversione matematica “su base secca”.

La preparazione del cibo umido prevede una miscelazione degli ingredienti di base con additivi. Ai cosiddetti “bocconcini”, viene data forma dall’estrusore. Successivamente, la mistura viene cotta ed inscatolata. Le scatole sigillate vengono infine inserite in contenitori per la cottura a pressione, nelle quali vengono sterilizzate. Alcuni produttori cuociono il cibo direttamente nella scatola.

Per rendere nutrienti i pet food, i loro produttori li “fortificano” con vitamine e minerali. Come mai? Perché gli ingredienti che usano non sono di per se’ completi, la loro qualita’ puo’ essere estremamente variabile ed il tipo di produzione distrugge molte delle loro proprieta’ nutritive.

CONTAMINAZIONI

I pasti a base di farina di carne o sottoprodotti spesso sono contaminati da batteri, perché non sempre provengono da animali macellati. Ad essere trasformate in farine, sono generalmente le carcasse di animali morti per malattie, ferite o vecchiaia . L’animale morto puo’ essere trasformato soltanto diversi giorni dalla morte; e’ per questo motivo che la sua carcassa puo’ spesso essere contaminata con batteri tipo Salmonella ed Escherichia Coli. Si stima che piu’ del 50% delle farine di carne siano contaminate dai pericolosi batteri di E.Coli. La cottura puo’ uccidere i batteri, ma non elimina le endotossine che alcuni batteri producono durante la crescita e che rilasciano quando muoiono. Queste tossine possono causare malattie. I produttori di pet food non testano i loro prodotti per le endotossine (5). Un altro genere di tossine pericolose sono le micotossine: provengono da muffa o da funghi, tipo la vomitossina del caso Nature’s Recipe e aflatossine del caso Doane. La crescita di questa muffa puo’ imputarsi a pratiche scadenti di coltura, essiccamento e stoccaggio, mentre gli ingredienti maggiormente contaminati da questa micotossina sono le granaglie tipo grano e mais, la farina di semi di cotone, le farine di noccioline e quelle a base di pesce.

PROBLEMI CAUSATI DA UN’ALIMENTAZIONE INADEGUATA

L’idea che esista un pet food in grado di fornire a cani e gatti tutti i nutrienti di cui avranno bisogno durante il corso della propria esistenza e’ un mito. Gli ingredienti primari della maggior parte del pet food commercializzato sono le granaglie. Molti consumatori acquistano il medesimo prodotto per lunghi periodi, costringendo i loro compagni animali ad assumere soprattutto carboidrati, con scarsissime variazioni. La dieta attuale di questi cani e gatti e’ lontanissima dalla dieta proteica, molto variata, tipica dei loro antenati. I problemi legati alla dieta industriale sono verificabili quotidianamente, in qualsiasi laboratorio veterinario: vomito, diarrea e infiammazioni sono i sintomi piu’ frequenti di problemi digestivi cronici.

Le allergie alimentari sono diventate una malattia quotidiana ed il mercato delle diete con “antigeni limitati” o “nuove proteine” e’ diventato un affare multimiliardario. Queste diete sono state create appositamente per curare la progressiva intolleranza ai cibi commerciali sviluppata dagli animali.

Molti pet food sono prodotti con ingredienti proteici a bassissima digeribilita’. Le diete basate su questi prodotti contengono proteine con digeribilita’ inferiore al 70%. Alcuni “riempitivi” e le fibre utilizzati in questi cibi possono anche causare coliti (infiammazioni del colon). La maggior parte dei produttori di pet food non pubblica statistiche di digeribilita’ e questo dato non e’ mai apparso sulle etichette.

Vomito e diarrea acuti sono spesso un sintomo di contaminazione batterica e di tossine prodotte dai batteri. Sia un immagazzinaggio improprio che l’aggiunta di acqua o latte per ammorbidire il cibo, lasciato poi a temperatura ambiente, possono causare la moltiplicazione di questi batteri. Questa pratica, pero’, viene ancor oggi suggerita per gli alimenti destinati ai cuccioli.

Le formule e l’uso suggeritone dai produttori hanno aumentato inoltre l’incidenza di altri problemi digestivi: alimentare l’animale solo una volta al giorno puo’ causare irritazione dell’esofago. Offrire due piccoli pasti e’ molto meglio. Per cani e gatti, anche i problemi del tratto urinario sono strettamente legati all’alimentazione: ostruzioni, cristalli e calcoli, sono spesso aggravati dall’uso di pet food industriali. Nei gatti, si stanno diffondendo nuovi tipi i calcoli, piu’ pericolosi di quelli ritenuti “comuni”. Le manipolazioni dei pet food modificano l’acidita’ dell’urina e la quantita’ di alcuni minerali, con effetti diretti nello sviluppo di malattie. Anche i cani sviluppano calcoli a causa delle diete industriali. E’ dimostrato che, sia nei gatti che in alcuni cani, la carenza di taurina puo’ condurre (oltre che alla cecita’) a problemi cardiaci spesso fatali . Questa carenza, in passato, era spesso legata ad un quantitativo inadeguato di taurina nei pet food, che, per questo motivo, vengono attualmente addizionati con taurina.

L’eccesso di calorie tipica delle formule commercializzate per cuccioli, promuove la loro crescita rapida; ma una crescita rapida, per alcune razza canine di taglia grossa, ha mostrato di contribuire all’insorgenza di malattie delle ossa e delle giunture. Sono state quindi introdotte “formule speciali” destinate ai cuccioli di razze di grossa taglia, ma quest’innovazione non aiutera’ gli innumerevoli cani che hanno vissuto e sono morti con malattie alle giunture.

Esiste infine una cospicua evidenza che l’ipertiroidismo nei gatti sia il risultato di un alimentazione a base di pet food industriali. E’ una malattia nuova, apparsa agli inizi degli anni 70, quando il cibo in scatola comincio’ ad essere distribuito nei supermercati. La causa esatta non e’ ancora conosciuta, ma e’ una malattia grave, a volte fatale ed il suo trattamento estremamente dispendioso.

Bibliografia

Dr. Pitcairn’s Complete Guide to Natural Health for Dogs & Cats
Richard H. Pitcairn, D.V.M., Ph.D. & Susan Hubble Pitcairn – Rodale Press Inc., ISBN 0-87596-243-2

Vegetarian Cats & Dogs
James A. Pedan – Harbingers of a New Age, ISBN 0-941319-02-4

The Consumer’s Guide to Dog Food
Liz Palika – Howell Book House, ISBN 0-87605-467-X

Reigning Cats and Dogs
Pat McKay – Oscar Publications, ISBN 0-9632394-1-4

The Healthy Cat and Dog Cookbook
Joan Harper – Pet Press, ISBN 0-525-47586-9

Food Pets Die for: Shocking Facts about Pet Food
Ann N. Martin – NewSage Press, ISBN 0-939165-31-7

Cat Care Naturally
Celeste Yarnall, Charles E. – Tuttle Co. Inc., ISBN 0-8048-3025-8

“It’s for the Animals!” Guided Tour of Natural Care Cook Book & Resource Directory
Helen L. McKinnon, C.S.A. Inc. (It’s for the Animals! – P.O. Box 5378; Clinton, NJ 08809 fax 908-537-6610)

Questi due libri elencano gli ingredienti e le informazioni nutrizionali per i pet food piu’ diffusi:

The Cat Food Reference
Howard D. Coffman – PigDog Press, ISBN 0-9645009-3-0

The Dry Dog Food Reference
Howard D. Coffman – PigDog Press, ISBN 0-9645009-1-4

Note

(1) Pet Food Institute, p. 2.
(2) Morris and Rogers, p. 2520S.
(3) Corbin, Jim, p. 81.
(4) Cargill and Vargas, p. 36.
(5) Strombeck, pp. 50-52.
(6) Smith, p. 1397.

Tratto da www.viverevegan.org

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